Il baio

scritto da Paulus
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Testo: Il baio
di Paulus

Scese da cavallo, da un baio vigoroso di magnifica avvenenza che ogni buon cavallerizzo avrebbe inforcato con piacere. Si sgranchì le gambe, intorpidite dal lungo cavalcare, e riassestò la casacca militare da cui penzolavano guarnizioni ormai sfaldate. «Volete bere qualcosa?» disse l'attendente. «No! Piuttosto recapitate il dispaccio al comandante del distaccamento. Mi pare sia il colonnello Aldovani.» «No, Aldovani ora è dislocato al comando del quartier generale, secondo reparto. Sostituito ora da un maggiore, tale... non ricordo né nome né cognome», rispose l'attendente, allontanandosi svelto per consegnare il plico. Strigliai il puledro, lo abbeverai; arso per la calura di fine giugno, madido, trangugiò dieci litri d'acqua senza alzare la testa. «Un tantino di biada! Mangia due chilogrammi a pasto», chiesi allo stalliere che bighellonava meditabondo. «Di biada ce n'è quanto ne abbisogna. Scioglietelo e menatelo sull'aia davanti alla scuderia.» Preventivai che sarei giunto al mio reparto nella prima serata. Salita l'erta, attraversato il pianoro, mi sarei addentrato nella fustaia; e se il baio avesse tenuto il passo sarei giunto a destinazione per il rancio della sera. Il mantello rossiccio, quasi color nocciola, raggrinziva per allontanare nugoli di mosche e non so quali altri insetti, mentre pasteggiava con voluttà, digiuno da mezza giornata. Mi si accostò un sergente maggiore e mi batté la mano sulle spalle per richiamare la mia attenzione. «Il maggiore la convoca per metterla al corrente; non mi chieda di cosa perché non lo so». Un brivido di freddo mi attraversò il dorso. Pronosticai che fosse successo qualcosa di cui preoccuparsi. Il maggiore, ritto dietro la scrivania, pensieroso, scorreva una risma di fogli dattiloscritti, per lo più rapporti, fascicoli e incartamenti militari; si rivolse a me affabile, con spirito cameratesco, come si addice a un pari grado anche se io ero solo un caporale, dicendo: «Sono il maggiore Benni; nessuno ancora mi conosce perché sono subentrato solo da qualche giorno al predecessore, colonnello Aldovani». Abbassò gli occhi sull'ammattonato; avvertii un certo imbarazzo nel suo atteggiamento, quello di chi non vuole riferire cattive nuove. Dopo una pausa prolungata e un riconoscibile senso di imbarazzo, in seguito schiarita la voce, disse: «Purtroppo è accaduta una disgrazia: la guarnigione di cui fa parte, fatta oggetto di attacco da parte dei nostri avversari, è stata incenerita. Solo due i sopravvissuti; hanno telegrafato al quartier generale l'accadimento. Rimarrà, beninteso, di stanza in questo fortilizio. Il sergente la guiderà alla camerata». Mentre rifacevo il letto rimuginai chi fossero i due privilegiati che si salvarono dalla furia barbara, ma mi figurai il sangue, i corpi straziati, i miei effetti personali, l'abito borghese, le lettere ricevute, i documenti, gli spiccioli e, soprattutto, l'orologio da tasca, indubbiamente il bene più prezioso, cimelio appartenuto al nonno.
Il baio testo di Paulus
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